
Nella storia del cristianesimo, con il termine risveglio, talvolta seguito dall’aggettivo evangelico (rèveil in francese, revival in inglese – da cui i neologismi revivalismo e revivalistico – Erweckung in tedesco) si indicano diversi movimenti di rinnovamento o di rinascita spirituale che nei secoli XVIII e XIX percorsero il mondo protestante.
Dalla Riforma del XVI secolo, alcuni autori descrivono sei ondate di “risvegli” nel cristianesimo protestante (1727, 1792, 1830, 1857, 1882 e 1904). Si classificano come “risvegli” anche quelli più recenti di Azusa Street (1906), Balokole (1930) e quelli del Jesus movement diffusi nelle Americhe, sia fra i protestanti che tra i cattolici negli anni settanta.
Gli storici suddividono pure i risvegli e i movimenti a essi collegati, dal secolo in cui sono avvenuti:
- XVII secolo: pietismo e quaccheri
- XVIII secolo: metodismo e “Grande Risveglio”
- XIX secolo: battismo, Chiesa dei fratelli, Movimento di Santità, neo-pietismo
- XX secolo: evangelicalismo, pentecostalismo e movimento carismatico
Il risveglio wesleyano, chiamato “Grande Risveglio”, ha stabilito l’influenza che il revivalismo e le nuove chiese metodiste hanno avuto sulle chiese congregazionaliste, presbiteriane, battiste nel Nord America. Quando però, questo grande “risveglio della religione” ha cominciato ad affievolirsi, si è sviluppata una nuova era di secolarizzazione che ha travolto i successi che avevano riscosso le chiese evangeliche. I risvegli, inoltre, hanno reso popolare l’idea che le chiese evangeliche siano deboli e divise, soprattutto per la loro irragionevole fedeltà a credi e dottrine tale da rendere la salvezza e l’unità fra le chiese apparentemente irraggiungibile.
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